"Facciamo finta!" Il gioco simbolico e la sua importanza

"Facciamo finta!" Il gioco simbolico e la sua importanza

"Facciamo finta!" Il gioco simbolico e la sua importanza

Il gioco rappresenta l’emblema dell’infanzia, l’attività principale che caratterizza i primi anni di vita dell’uomo e che in realtà permane anche in età adulta, seppure in forma limitata e diversa.

Nel primo anno di vita, il bambino acquisirà attraverso il gioco esperienze fondamentali che gli permetteranno di apprendere le caratteristiche e i meccanismi degli oggetti che lo circondano. La sua esplorazione coinvolgerà tutti i sensi, e troverà appagamento proprio nel capire i funzionamenti delle cose (si parla infatti di gioco funzionale), e in un secondo momento nel constatare i risultati del suo intervento diretto sull’ambiente, portando il suo piano di osservazione ad un livello più globale e andando ad indagare seppur inconsapevolmente le leggi fisiche che regolano la Natura. Chi di noi non ha avuto la gioia di raccogliere decine di volte lo stesso cucchiaino lasciato cadere dal seggiolone tra risate e gridolini?! Eppure, per quanto difficile sia tenerlo a mente in quei momenti, nostro figlio di fatto sta semplicemente sperimentando e scoprendo - oltre alla nostra infinita pazienza! - il principio di causa/effetto e la forza di gravità.

Con la crescita e l’aumento delle sue competenze fisiche e cognitive, intorno ai 18-24 mesi si assisterà però ad una vera e propria rivoluzione nel gioco del bambino. Farà la sua comparsa il cosiddetto gioco simbolico, e con esso la capacità di rappresentare qualcosa che non è effettivamente presente nell’ambiente in quell’esatto momento attraverso simboli, immagini o oggetti di varia natura. Questa nuova abilità gli permetterà di immaginare situazioni non reali o comunque non attuali attraverso un vero e proprio lavoro di astrazione del pensiero, prima per lui completamente impossibile. Il bambino potrà intuire l'effetto che un'azione avrà nella realtà senza compierla effettivamente, solo lavorando con il pensiero. Da questo momento in poi sarà in grado di concepire un altrove e un altrimenti, e di controllarli attraverso la fantasia e il gioco.

E proprio attraverso il gioco comincerà a riproporre momenti di vita vissuta, per rivivere esperienze per lui problematiche o comunque significative, così da riuscire, secondo Freud, a dominarle e metabolizzarle, ritrovando il proprio equilibrio emotivo. Nella realtà altra creata con il gioco, si sentirà inoltre protetto e libero di affrontare ed esprimere la propria emotività senza timori, prendendo sempre maggiore consapevolezza dei suoi sentimenti ed emozioni. Fondamentale appare quindi riuscire a trasmettere fiducia e rispetto al bambino, che non dovrà mai sentirsi giudicato o tantomeno deriso per la sua attività, ma al contrario incoraggiato a dare libero sfogo alla sua fantasia, magari leggendo o inventando insieme delle storie.

Secondo Piaget, psicologo che approfondì con i suoi studi il processo di sviluppo cognitivo dei bambini, questa modalità di gioco, insieme all'acquisizione del linguaggio, è fondamentale nella crescita mentale del bambino, oltre a ricoprire un importante ruolo nello sviluppo della socialità. Anche Vygotskij, psicologo e pedagogista sovietico, attribuisce notevole importanza a questa attività, in quanto il bambino attraverso il gioco e la fantasia manipola e trasforma la realtà, giungendo così a nuove e costruttive interpretazioni della stessa.

L'imitazione è certamente alla base del gioco simbolico; ma più che a una vera e propria rappresentazione della realtà, assistiamo ad una simulazione, a un'interpretazione soggettiva e ricca di emotività di quanto visto fare alle persone di riferimento.

Crescendo, il bambino sarà sempre più abile ad estraniarsi e abbandonarsi alla fantasia, ma soprattutto nei primi anni saranno gli oggetti stessi i suoi alleati nello sviluppare questa nuova modalità di gioco, suggeritori, con la loro funzione oggettiva e reale, della finzione da mettere in scena: sorseggiare del finto te da un tazzina o mangiare con gusto da un piatto vuoto sono solo due degli esempi più comuni della miriade di scene fantastiche a cui potremo assistere.

Con il gioco simbolico il bambino non è soltanto libero di esprimere la propria creatività, ma diviene sempre più consapevole delle proprie emozioni, acquisisce abilità relazionali e arricchisce il proprio lessico. Il gioco rappresenta un importante e insostituibile fattore di sviluppo, che sostiene la crescita del bambino e ne determina il benessere. Usando le parole del professor Ugo Morelli potremmo proprio dire che "Giocare è una cosa seria!"

 

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